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Postato alle 09:25 di lunedì, 29 giugno 2009
Postato da exdjbat

Ero un po’ restio a scrivere un articolo di commiato (quello che viene cinicamente definito un “coccodrillo”) per Michael Jackson, non tanto per l’importanza (indubbia) del personaggio e per le sue rilevanti interconnessioni, quanto perché già se ne sentivano troppe e perché la mia reazione immediata, prima dell’idea di scrivere qualcosa, era stata quella di una facile, quanto indignitosa, battuta inerente alla sicurezza degli angioletti in Paradiso. Ma non si può by-passare, tout-court, la morte di un artista che con le sue virtù, tante, i suoi vizi, tanti, ha segnato un’epoca e ha emozionato milioni di fan in tutto “quel posto meschino che io chiamo Pianeta Terra”. Gli anni ’80 hanno avuto diverse colonne sonore, tutte sparate ad altissimo volume, ed è, quindi, difficile isolare i vari canali e cogliere quella che trasmetteva a volumi maggiori; gli anni ’80 hanno la fascinosa “transgressione” di Madonna e Boy George, l’efebica mascolinità dei Duran Duran, ma hanno, soprattutto, l’armonia delle movenze feline  e della voce perlata di Michael Jackson. Gli anni ’70 erano finiti e le chitarre, da strumento di lotta ideologica, erano diventate strumento di marketing: le generazioni giovani percepivano il concetto di “mondo diviso in due blocchi” come la contrapposizione fra chi preferiva la Coca-Cola e chi preferiva la Pepsi-Cola. Gli assordanti radioloni, con i loro due altoparlanti stereo, venivano sostituiti dai walkman, simbologia fenomenologica e tecnologica che sanciva il passaggio dalla società incentrata sulla massa alla società incentrata sul singolo, eucarestia di un verbo neoliberista predicato da Ronald Reagan e, in surrogato pronto-uso, dalla Tatcher e da Bettino Craxi. In questa società orientata sul marketing, dove tutti, prima che persone, apparivano come consumatori liberi nelle loro decisioni di acquisto, anche gli “elefanti sovietici” attuarono una strategia di “restyling dell’azienda”, sostituendo al vetusto simbolo della falce e martello, il più accattivante logo della voglia rossa sulla fronte di Gorbaciov, ascrivibile più al packaging della Zuppa Campbell di Warhol che ad uno scherzo della natura. Ed in tutto ciò, le soavi note di “Man in the mirror”, uomo allo specchio, come a sottolineare il concetto di doppio, come copia, come contrapposizione, come rimpianto, come rimorso, come opportunità, come sinergia, come stabilità, come instabilità, come compagnia, come solitudine, flusso iperbolico che parte da Dorian Grey ed arriva alle moderne teorie psichiatriche sullo sdoppiamento della personalità, così rilevanti da poter assolvere un imputato a cui tale patologia viene diagnosticata. Una doppiezza che nella carriera, e nella vita, di Michael Jackson non è mai mancata: da ragazzo povero a ricchissimo membro dello star-system, da premuroso amico dell’infanzia disagiata e suo turpe aguzzino, da nero a quasi bianco. Su di lui, sui suoi vizi, sulle sue virtù si sono consumati troppi litri di inchiostro, dai presunti abusi consumati nella sua Neverland, ai diversi, supposti, intrighi politici che lo vedevano ora ucciso dal Ku Klux Klan e rimpiazzato dalla CIA con un sosia al fine di evitare disordini razziali, ora al centro di un possibile attentato orchestrato dalla stessa CIA in collaborazione con la Destra Repubblicana al fine di evitare che un nero, anche se “sbiancatosi”, con la sua popolarità, potesse iniziare una carriera politica che avrebbe potuto portarlo dove un nero, anche se “sbiancatosi”, non dovrebbe mai stare, almeno fino allo scorso gennaio. Michael, fra gli autori e fra i prodotti di un mondo che non esiste più, aveva deciso di accomiatarsi dai suoi fan con 50 concerti di addio programmati per questa estate a Londra: non ne ha avuto il tempo. I fiumi di inchiostro continuano a consumarsi, fra chi sostiene che sia stato stroncato da una potente cura farmacologica attuata per sostenere questo tour londinese, fra chi parla di un tesoro (quantificabile in un miliardo di dollari) di 100 canzoni inedite e di un debito accumulato di 500 milioni di dollari, fra chi ipotizza una finta morte come strategia pubblicitaria, a chi lo immagina su un’isola semideserta (che non compare nemmeno su Google Earth e di proprietà della CIA) in compagnia di Elvis Presley, Marylin Monroe, John Kennedy, James Dean, Bob Marley, Martin Luther King e, alla veneranda età di 120 anni, Adolf Hitler. Io preferisco ricordarlo, semplicemente, come un “Man in a mirror” e, tutto sommato, non mi importa quale sia l’originale e quale il riflesso. Good bye, Michael.

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Categorie del post: musica, attualità, micheal jackson Grazie per i vostri commenti |commenti (3)
Postato alle 10:36 di domenica, 28 giugno 2009
Postato da broadway9



 

AL



(6, 9, 2, 8)
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Postato alle 09:16 di mercoledì, 17 giugno 2009
Postato da exdjbat

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Postato alle 20:44 di mercoledì, 22 aprile 2009
Postato da broadway9

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Postato alle 14:02 di giovedì, 16 aprile 2009
Postato da exdjbat

Non ho mai visto Vincenzo Giordano farsi il bagno, ma soltanto prendere il sole seduto su una sdraio in legno e tela arancione davanti alla sua cabina, la numero 1 del lato sinistro del Lido a Mercatello, la spiaggia più “in” di Salerno. Ogni “Springfield” che si rispetti ha il suo “Porto Calamaro” , e Salerno, in attesa che venga costruita la Piazza della Libertà (“eidos platoniano” della “portocalamarosità” ) ha Mercatello: nessuna persona dotata di senno metterebbe l’alluce a bagno nella sua acqua color ruggine (nella migliori delle ipotesi), ma sono ventenni che le famiglie della “Salerno bene” ci mettono in ammollo le loro membra, e quelle dei successori. La mia famiglia, di estrazione borghese, da sempre in estate prendeva la cabina al Lido, la numero 24 sul lato sinistro, il migliore dei due in quanto provvisto di una spiaggia più ampia: il concetto di spiaggia varia a secondo della sua latitudine e della sua longitudine, quindi non ci si immagini le dorate distese brasiliane o la pendant  costa-grattacieli di Miami; per spiaggia ampia, a Salerno, si deve intendere un rettangolo, più o meno preciso, di fanghiglia color topo, ricoperta all’85% circa di ombrelloni, sdraio, palette di bambini chiassosi, stuoie con donne e ragazze dai sederi (nella migliore delle ipotesi) non troppo pendenti, bagnini che degli attori di “Baywatch “ hanno solo la poco pulita fedina penale. Certo che, però, in una ipotetica scala dove il sindaco della città ha la cabina numero 1, e il vice-sindaco comunista, Salvatore Forte, ha la cabina dopo il numero 30, avere la numero 24 significa occupare un buon posto nella scala sociale, in una classifica avulsa del borghesismo,  ovviamente. Ma mio nonno e mia madre erano dirigenti del Comune, e potevano permetterselo; come, del resto, potevano permettersi di andare, e non di rado, a salutare il Sindaco davanti alla cabina numero 1, l’unica ad avere davanti una specie di piazzola esposta al mare al sole, artificiale “optimum” per giacere su una sdraio e godersi “ a secco” il meglio del sole e dello iodio, piazzola dove il Primo Cittadino, nelle mattinate dei più caldi sabati e domeniche estive, trasferiva di fatto la stanza comunale dei bottoni, dove assessori, consiglieri, dirigenti, collaboratori stanziavano o per dialogare con , o semplicemente per salutare, questo “amabile signore dei capelli bianchi e dagli occhiali molto vintage”. Al di là dei ricordi più personali, confusi nell’avvolgente dolcezza di uno zucchero filato chiamato infanzia, solo oggi, dopo un’adolescenza passata a sventolare bandiere rosse e salutare col pungo chiuso, e all’inizio di una maturità che mi vede spegnere con l’acqua nordoccidentale della libertà e del laicismo (verso ogni fede incrollabile) gli incendi appiccati nel passato, comincia a farsi più chiaro in me cosa abbia rappresentato, per Salerno, l’opera politica dei socialisti ed, in particolare di Vincenzo Giordano: sindaco dal 1987 al 1993, quando i sindaci non venivano eletti direttamente dal popolo e non avevano il potere che hanno oggi sul consiglio comunale, fu il primo a mettere la Democrazia Cristiana all’opposizione, con la sua giunta “Laica e di Sinistra”, guidata dai Socialisti insieme ai Comunisti e ai Verdi, retta in consiglio comunale da un solo voto in più, quello non politico di una lista civica: per rivedere un democristiano in maggioranza si è dovuto aspettare la seconda elezione di Vincenzo De Luca che, all’epoca, vedeva ancora nel Cremlino la sua guida politica. Le grandi opere, dal Trincerone alla Lungoirno, dalla Cittadella Giudiziaria alla sistemazione della Lungomare e di Corso Vittorio Emanuele, sono state progettate, iniziate ed, alcune, anche terminate, in quei sei anni in cui Salerno rappresentava un laboratorio politico per l’intera Italia. Nel resto del Paese, infatti, i socialisti di Craxi, con i Repubblicani, i Socialdemocratici e i Liberali, avevano stretto un patto di ferro con la DC, che, a parte in alcune periferie industriali del centro nord e in alcune oasi emiliane e romagnole, vedeva i comunisti stagnare all’opposizione, in compagnia, quando c’erano, di missini e radicali. Ma a Salerno no: l’”Illuminismo” di Vincenzo Giordano, Socialista e Laico con la S e L maiuscole, lo aveva portato a stringere un patto, intellettuale prima che politico, con chi condivideva con lui una gran parte degli alleli genetici del proprio DNA politico. La mannaia giustizialista, però,recise ogni garofano rosso, senza preoccuparsi minimamente su come ognuno di questi fiori avesse germogliato, in quale contesto, in quale condizioni, se da radici pregiate o esecrabili, se fosse stato innaffiato con acqua cristallina o con acqua sporca. E così Vincenzo Giordano, ed altri appartenenti alla sua Giunta, furono inquisiti, arrestati, mediaticamente lapidati, politicamente ammazzati, e poi, come altre vittime di quella stagione, obiettivamente scagionati e istituzionalmente assolti.  Non siamo a qui a giudicare una stagione: lo farà la storia e lo farà con la sua infallibile e canuta obiettività. Sappiamo, però, che oggi, quando la scena politica è occupata da due formazioni, una formata da “malaffaristi”, postfascisti e ballerine, l’altra formata da un “compromesso storico bonsai” di fideisti equamente genuflettentisi davanti ai semanticamente omonimi simboli della croce di Roma e della falce e martello che fu di Mosca, oggi più che mai, si avverte la vacanza del posto occupato dai veri laici, disposti a non genuflettersi davanti a nulla se non alla Libertà, a rispettare le idee altrui e le proprie così in fondo da chiedere, come riconoscimento della propria esistenza (umana e politica), una semplice cerimonia non religiosa e la cremazione. Addio Sindaco, e se dopo ci fosse qualcosa, per te sarebbe come una semplice sdraio in legno e tela arancione da cui poter godere di un sole mai stato così caldo e di uno iodio mai stato così profumato.

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Categorie del post: politica, salerno, vincenzo giordano Grazie per i vostri commenti |commenti (4)
Postato alle 13:21 di giovedì, 05 marzo 2009
Postato da broadway9

Non è aver spostato, anno dopo anno, l’asticella del cattivo gusto sempre più in alto.

 E’ che è più brava(o) di Bubka.





(Fotomontaggio Hunter)






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Postato alle 08:56 di giovedì, 29 gennaio 2009
Postato da exdjbat

Mino Reitano era un cantore del Popolo, un Popolo inteso come massa, certo, ma dotata di autoconsapevolezza e di coscienza di classe. Mino era un uomo del sud, nato a Fiumara nei pressi di Reggio Calabria, una zona agraria fra le più povere di questo rabberciato Stivale, e come tanti, giovanissimo, si era recato in Germania non per fare fortuna, ma per poter rendere meno inaccettabile la sfortuna di essere nato in una terra troppo umile per sfamare tutte le bocche che su di lei fanno affidamento. In terra straniera, Mino, insieme ai suoi fratelli (da cui il nome della band “I Fratelli Reitano”), rallegra le serate dei tanti emigranti che la sera, dopo una giornata lavorativa massacrante, trovano conforto e ristoro nei locali meno “in” di tutta la Germania Ovest: sono emigranti e frequentano i club per emigranti. Proprio in uno di questi, una sera, ad Amburgo, Mino si esibisce insieme a quattro sconosciuti e scapigliati ragazzotti inglesi: i loro nomi erano John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison. A questo periodo della sua vita è ispirato il cameo che Mino fa nel film di Verdone “Sono pazzo di Iris Blond” (1996), interpretando sé stesso in un club di italiani in Germania. Tornato in Italia agli inizi degli anni Sessanta, Mino inizia la sua carriera che lo vede arrivare in cima alle hit-parade, interpretando brani suoi, oppure scritti per lui dai migliori autori italiani (come Battisti-Mogol), oppure scrivendo egli stesso per altri interpreti (firma la musica di “Una ragione di più”, con testo di Franco Califano, portata al successo da Mina). Nel 1971, quando il mondo occidentale trema scosso da afflati rivoluzionari ed anche la musica diventa “politica”, “impegnata” e “di lotta”, Mino, invece, vince “Un disco per l’estate” con la canzone “Il tempo delle more”. Circa trent’anni dopo, i “rivoluzionari” diverranno manager affermati, dirigenti Telecom, baroni universitari, abili a far quadrare i conti con i tagli al personale, a gestire capitali all’estero con il sistema delle holding, scientifici nel foraggiare con denaro pubblico figli, nipoti, amici e amici degli amici. Mino, invece, inizia a costruire ad Agrate Brianza, un piccolo ranch, dove, da buon italiano del sud, cresciuto negli stenti e negli amori della campagna, ma non dimentico delle sue origini, vorrebbe vivere insieme ai suoi parenti. Circa quarant’anni dopo Mino Reitano muore ad Agrate Brianza circondato dall’affetto dei suoi parenti nel suo ranch denominato “Reitanopoli”, appunto “città dei Reitano”, un qualcosa che riesce a porsi a metà strada fra “Southfork”, il ranch dei ricchissimi Ewing della serie tv “Dallas”, e l’isola di ”Utopia” di San Tommaso Moro, concetto sociopolitico che ispirò anche Carlo Marx. Ciao Mino, abbiamo tutti “un cuore che ti amava tanto”, sia che stiamo in Germania a lavorare, o in Italia immersi nel profumo “di oleadri e di perché”, sia che siamo di “Firenze che sta là”, di “Venezia che si muove”, o dell’”eterna Roma”.

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Postato alle 12:35 di mercoledì, 28 gennaio 2009
Postato da broadway9

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Postato alle 14:43 di lunedì, 26 gennaio 2009
Postato da broadway9

Pioggia

Nè, ma niente niente
Hai rotto un poco il cazzo?
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Postato alle 13:55 di giovedì, 22 gennaio 2009
Postato da broadway9

Un'ora di corrida, con sirene e inseguimenti. È quello che è successo al chilometro 113 dell'A16 Napoli-Bari, dove una mucca ha abbandonato le campagne di Lacedonia ed è piombata sull'autostrada in direzione Bari.
L'animale ha messo in difficoltà i primi automobilisti che sopraggiungevano a forte velocità. È stata necessaria solo un'azione coordinata con più uomini, con l’intervento dei vigili del fuoco, per bloccare l'animale e ristabilire il traffico veicolare in autostrada, mentre la mucca ha riportato alcune leggere ferite.

Soltanto qualche ora più tardi, si è appreso che la mucca, Sissy il suo nome, ha voluto così inscenare una protesta “contro i vili attacchi di taluni giornalisti “italioti” contro il governo israeliano”, si legge in un comunicato diffuso dall’ufficio stampa della Mucca, non nuova ad azioni del genere. Qualche ora più tardi, sfuggita con rara astuzia allo straordinario lavoro di intelligence delle Fdo, il bovino è volato a Tel Aviv, dove è comparso accanto al Primo Ministro Ehud Olmert in una conferenza stampa tenuta all’ "House of Saud Mulls Building Hotel". “E’ un’azione di cui andiamo orgogliosi” ha dichiarato l’animale, “mmmmmmuuuuuuuuuuuuu” ha aggiunto Sissy
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Postato alle 15:09 di mercoledì, 21 gennaio 2009
Postato da broadway9

Al Bano- L'amore è sempre amore...Ma chi sta con te pensa ai renari
Alexia feat. Mario Lavezzi- Biancaneve... sette nani e due cantanti falliti
Marco Carta- La forza mia... La forza nostra. Che sopportiamo, te, Maria De Filippi, Costanzo e Amici i chi temmuorto!
Dolcenera-Il mio amore unico...Ten cchiù corn iss ca na sport e maruzz
Gemelli Diversi- Vivi per un miracolo ...Gesù Cristo se putess fa i cazz suoje ogni tanto…
Fausto Leali- Una piccola parte di te...Le labbra. Verticali
Marco Masini- L'Italia...ma pure il Perù, basta ca te ne vaje affangù!
Nicky Nicolai & Stefano Di Battista Jazz Quartet- Più Sole...caso mai v'appicciass
Patty Pravo- E io verrò un giorno là...No, stai senza pensiero
Povia- Luca era gay...e mò sta cu chella zoccola e soreta
Pupo, Paolo Belli & Youssou N'Dour- L'opprtunità...di restare a casa... l'avete persa...
Francesco Renga- L'uomo senza età...E chist quann a ver a pensione?
Sal Da Vinci- Non riesco a farti innamorare...Già è assai che non va dai carabinieri...
Tricarico- Il bosco delle fragole... Quello del prozac non l’hanno inventato ancora, sorry
Iva Zanicchi- Ti voglio senza amore...ma sta puttana vecchia
Afterhours- Il paese è reale...Pure il "festivàl". Purtroppo.................................
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Postato alle 11:57 di mercoledì, 21 gennaio 2009
Postato da ringhio78

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Postato alle 14:31 di martedì, 20 gennaio 2009
Postato da broadway9

E’ appoggiato al bancone, la mano sinistra ficcata nel cappotto, la destra a stringere un bicchiere di Southern Comfort con ghiaccio. Osserva uno spilungone con gli occhiali ed un maghrebino che si spintonano nel contendersi una zoccolona quasi 50enne, con le zezze scese, che qualche minuto prima aveva tirato un bucchino ad uno.
Poggia il bicchiere ormai vuoto sul bancone. Si sente puzza di piscio. Marrone, il cane (moribondo)-mascotte del locale ha avuto l'accortezza di farla a pochi centimetri da uno degli sgabelli, in quel momento occupato da Adriana, 37enne ex ballerina, attualmente nullafacente, con a carico un figlio di 2 anni avuto da un modello 20enne di cui si sono perse le tracce. Le casse diffondono musica di merda agli ordini di un deejay 40enne.
Ordina un altro Southern Comfort. Il maghrebino e lo spilungone si sono acquietati. La zoccola con le zezze scese ha scelto di dedicarsi ad un omino in sovrappeso con la faccia da pluripregiudicato.
Lascia sul bancone il bicchiere con ancora un dito di Southern. Fuori tira vento, ma se non altro non piove. Si alza il bavero del cappotto e va.

Alle sue spalle, poco fuori l’ingresso, un gruppetto di 4-5 universitari discute del grande fratello.
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Postato alle 15:31 di martedì, 30 dicembre 2008
Postato da broadway9

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Postato alle 15:47 di lunedì, 29 dicembre 2008
Postato da broadway9

Festeggeremo l'arrivo del 2009, perchè l'anno appena trascorso è stato una vera merda.

Brinderemo al 2010 per lo stesso motivo. Prosit.
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Postato alle 13:51 di lunedì, 29 dicembre 2008
Postato da broadway9

Sms di Pepzep, 0.41, 25/12/2008
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Postato alle 12:57 di sabato, 20 dicembre 2008
Postato da broadway9

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Postato alle 08:53 di giovedì, 18 dicembre 2008
Postato da broadway9

Nonostante Romeo vincesse tutti gli appalti.
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Postato alle 13:56 di lunedì, 15 dicembre 2008
Postato da ringhio78



Don't forget!
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Postato alle 12:00 di giovedì, 11 dicembre 2008
Postato da broadway9

Sandra Mondaini: "La mia carriera è finita"



Chi prenderà il posto di Sbirulino?
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